storia in gestazione

COWBOY OSCURO

La sciamana bianca camminava a piedi nudi schivando dolcemente i cadaveri che tappezzavano il manto stradale.

Galleggiava tra le anime perdute.

Dall’altra parte del pianeta migliaia di marmocchi stavano consumando la propria colazione fagocitando cereali colorati e la loro vita era ancora un luna park vivente.

Ma non lì. Non da quando la Torre era crollata.

In quel luogo la morte danzava con i corvi.

            *

Il cowboy oscuro dormiva irrequieto, protetto dall’ombra di un grosso albero che era stato morsicato dalle fiamme qualche giorno prima.

Ancora incubi.

Ogni volta che cominciava a far riposare le palpebre il terrore infestava la sua mente. Sempre il solito incubo. Sempre lei.

La sciamana non gli dava mai tregua. Anche a chilometri di distanza lei continuava a corrodere la sua anima.

Viveva nell’illusione che prima o poi avrebbe trovato la forza di ucciderla.

Lui era sempre solo, mentre lei con un solo sussurro conquistava qualsiasi essere vivente incrociasse il suo cammino. Come il pifferaio di Hamelin reclutava tutti alla sua causa. Solo il cowboy oscuro rimaneva a contrastarla. Non sarebbe mai riuscito a torcerle un capello, ma era intento a fare fuori ognuno dei suoi seguaci.

Come di consueto il cielo era imbrattato di nuvole sporche.

Il sole si teneva alla larga. Non si era più visto da quelle parti da quando la Torre era caduta.

            *

Aveva delle natiche che cantavano. Per quello che le perdonava sempre tutto.

Kurt guidava lasciando barcollare il braccio sinistro fuori dal finestrino, in modo che i raggi del sole gli abbrustolivano la pelle. Guidava sforzandosi di non impazzire a causa delle continue lamentele di Amber.

La sua voce penetrava nel cranio rosicchiandogli il cervello, ma quelle natiche lo stregavano ogni volta.

Era parecchio non organizzavano un viaggio insieme. Ora già se ne pentiva.

Freddo, fame, sonno. I tre eterni nemici della signorina.

Aveva sempre freddo, ma non si copriva.

Aveva sempre fame, ma non mangiava.

Aveva sempre sonno, ma non dormiva.

Lamentarsi era ormai il suo hobby principale.

Nei primi anni della loro relazione viaggiavano molto. Adoravano esplorare, ed ogni nuovo posto era un’avventura e un ricordo da imprimere nella loro memoria di coppia.

Ormai quei magici momenti erano sbiaditi come un vecchio sogno.

Perché erano ancora insieme? Un domanda senza alcuna risposta sensata che ogni mese si riproponeva nella sua mente.

Per qualche tempo avevano addirittura incubato l’abominevole idea di fare un bambino. Al solo pensiero ora il suo occhio destro tremava come se stesse per crollare a terra.

Mancavano solo pochi chilometri alla loro destinazione. Giusto in tempo, pensò Kurt. Gli era rimasta pochissima autonomia, ancora una decina di frecciate da parte di Amber e si sarebbe buttato fuori dalla macchina in corsa.

            *

Nonostante gli inseparabili dolori Amber osservava affascinata ed ammaliata il paesaggio che si era dipinto dopo l’ultima ripida salita. Il paesino era un quadro di legna e sassi. Il cemento sembrava bandito come se fosse radioattivo.

Sembrava un enorme presepe.

Posti come quello appartenevano al passato e si aggrappavano solo al turismo per non affogare nell’oblio.

Gli abitanti sapevano benissimo che il loro paese era destinato a sparire, speravano solo di morire prima che accadesse.

Aveva crampi allo stomaco da più di due ore. Era da quando aveva prenotato la vacanza che non vedeva l’ora di affondare la tua faccia in un piattone della pietanza tipica locale. Gnocchetti al lardo e formaggio di capra.

Ma doveva stare attenta. Le donne invecchiano molto più velocemente dei maschi.

Oggi era ancora una bella ragazza, ma chi poteva pronosticare come sarebbe diventata tra 5 anni.

Mentre il bastardone di Kurt tra dieci anni sarebbe stato uguale identico ad ora.

            *

Siccome era troppo presto per il check-in, parcheggiarono l’auto a bordo strada per fare un giro esplorativo del centro passeggiando.

Il paesino era pittoresco e ricco di storia e di leggende. L’architettura slava era dannatamente affascinante.

Mentre Amber immortalava ogni edificio con la sua macchina fotografica, Kurt si era impietrito di fronte ad una vetrina di un negozio per turisti. I suoi occhi erano rimasti incantati da un cappello da pistolero. Doveva averlo. Ma lei non l’avrebbe mai permesso. Non gli permetteva neanche più di scegliersi i vestiti. Una signorina non può andare in giro con un ragazzo che indossa un cappello da cretino.

Il suo spirito selvaggio era stato domato ed addomesticato. Si sentiva un fungo.

Si sarebbe divertito un mondo in quel luogo se fosse stato da solo.

Quanto gli mancava la sua preziosa libertà.

            *